Negli studi dentistici più all’avanguardi, in occasione della prima visita, viene eseguita spesso una radiografia panoramica di tutta la bocca, che consente di controllare, oltre che i denti, anche la parte ossea delle mascelle.

In questo modo il medico potrà vedere se vi è una sinusite, una cisti, una carie, una frattura o se le articolazioni dei mascellari sono in ordine.

Potrà quindi fare una diagnosi accurata e discutere eventuali trattamenti con il paziente.

Molto spesso in questa occasione viene fatta diagnosi di “granuloma apicale” ( o radio trasparenza apicale). Si tratta infatti di una patologia particolarmente frequente, visibile radiograficamente come un area semicircolare grigia, cioè una “radiotrasparenza” che circonda l’apice della radice di un dente.

La causa principale è sempre un’alta concentrazione di batteri all’interno della radice. Questi batteri producono delle tossine che escono dall’apice del dente e si propagano nei tessuti circostanti, causando una infiammazione che determina nel lungo periodo il riassorbimento dell’osso intorno all’apice del dente e la successiva comparsa di tessuto infiammatorio “molle”, che si sostituisce all’osso, rovinandolo.

In un dente sano questo non può accadere perché, a differenza del dente devitalizzato, all’interno è presente un nervo vivo e irrorato dal sangue, che difende il dente dai batteri distruggendoli con gli anticorpi.

Il granuloma, quando è presente, può restare silente per anni, cioè può non dare nessun sintomo. Molto spesso lo si scopre solo per caso in seguito a una radiografia.

Prima di estrarre un dente, pensaci due volte!

Come si forma un granuloma?

Il caso più frequente è quello in cui il nervo è morto spontaneamente (necrosi pulpare) che si verifica per esempio dopo un trauma dentario o dopo l’esecuzione di una grossa ricostruzione in vicinanza al nervo.

L’altro caso è quello in cui il dente è stato devitalizzato in precedenza. In questo caso è proprio la precedente cura canalare che può causare il granuloma, poiché è stata infettata dai batteri. In questo caso lo scioglimento dei tessuti del dente trasforma l’interno della radice in una colonia batterica pura, perché il tessuto in decomposizione è un ottimo terreno di coltura per batteri.

In una situazione di salute generale buona, le tossine che fuoriescono dall’apice vengono bloccate dalle difese immunitarie dell’organismo e non possono diffondersi ad altri organi a distanza, limitandosi dunque a dare origine ad una sofferenza intorno all’apice del dente.

Se l’odontoiatra non sterilizzerà la radice eseguendo una cura canalare, il dente verrà perso in breve tempo.

Può passare anche molto tempo perché compaia un granuloma, anche più di dieci anni, ma una buona percentuale dei denti devitalizzati può sviluppare questa patologia subdola.

I motivi possono essere anche anatomici, come radici molto curve, o canali non sondabili perché chiusi.

È buona regola devitalizzare un dente, anche se compromesso, e toglierlo magari dopo dieci anni dopo averlo devitalizzato, piuttosto che estrarlo subito senza devitalizzarlo.

Gli antibiotici servono?

Servono solo se il granuloma passa dalla fase cronica a quella acuta, cioè  all’ascesso dentale.

In questo caso, dall’apice del dente fuoriesce una carica batterica e di tossine particolarmente massiccia, che può essere distrutta dagli antibiotici. Ma al di fuori della fase acuta del granuloma, cioè dell’ascesso, questi farmaci non guariscono il granuloma come molti credono. Quindi gli antibiotici non sono di nessun aiuto nella fase cronica.

Una volta accertata la presenza del granuloma è necessario rimuoverlo, perché se le difese immunitarie del paziente per un qualsiasi motivo si abbassano, i batteri che si trovano all’interno della radice possono passare nel sangue e raggiungere e colonizzare zone molto delicate, come le valvole cardiache, i reni e il fegato, mettendo così a repentaglio la salute del paziente.

Molto spesso i cardiologi, prima di operare al cuore di “bypass” o di installare una valvola, chiedono di routine una radiografia panoramica con visita odontoiatrica per la ricerca di “foci”, cioè di granulomi, e chiedono al dentista di eseguire un bonifica immediata prima dell’intervento di tutti i granulomi (anche estraendo i denti). In caso contrario non operano il paziente, considerato a rischio di endocardite.

Come si fa per rimuovere il granuloma ?

La prima terapia è il rifacimento della cura canalare (ritrattamento canalare), che consiste nel rimuovere la vecchia cura canalare, pulire l’interno del dente e sterilizzarlo.

Ma non sempre è possibile: in questi casi la cura canalare si potrà associare o sostituire con “l’apicectomia”. Questa tecnica consiste in un intervento chirurgico localizzato all’apice del dente, che crea una breccia nell’osso rimuovendo l’apice e eseguendo un’otturazione della radice chiamata “retrograda”.

Quando le due tecniche precedenti non sono applicabili, rimane da fare solo l’estrazione del dente, associata a una pulizia chirurgica del sito estrattivo.

La cura canalare, al giorno d’oggi, viene pianificata tramite l’utilizzo della tac 3d Cone Beam ed eseguita con sistemi ingrandenti, al fine di assicurare la maggiore precisione possibile. Prima di trattare, infatti, è fondamentale conoscere.

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